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venerdì 11 gennaio 2013

LA RIVOLUZIONE... IN POCHE PAROLE


Che cosa evoca oggi la parola rivoluzione? Che cos’é oggi rivoluzionario? Viviamo in una sorta di mondo alla rovescia, dove l’illecito é diventato normale, dove i politici fanno spettacolo e gli attori, i cantanti, i comici, si occupano di politica. Dove i diritti vengono scambiati per favori. Dove la cultura é giudicata superflua e dispendiosa, praticamente inutile. Dove chi dovrebbe dare il buon esempio si vanta delle sue malefatte e giudica stupido chi si ostina a credere nella legalitá, e lo discredita, lo calunnia, lo annienta.






E la parola rivoluzione assume un significato piú profondo, che riguarda anche il comportamento di ognuno di noi. Provo a fare un elenco di quello che per me oggi é rivoluzionario. Rivoluzionaria é la sobrietá, l’educazione, la cultura, l’arte, rivoluzionario é il diritto alla scuola, al lavoro, alla salute, rivoluzionario é l’accesso alla conoscenza, rivoluzionario é il rifiuto della volgaritá, anche quella dilagante dell’ostentazione del lusso, rivoluzionario é il rifiuto della violenza, anche quella verbale, rivoluzionario é dire a chi cerca di corromperti: “No, grazie”. Rivoluzionario é l’approfondimento contro la superficialitá, rivoluzionario é insegnare ai propri figli il rispetto di tutte le diversitá, l’accoglienza, la compassione, la fratellanza, la capacitá e la volontá di provare a condividere il dolore degli altri, rivoluzionario é combattere il pregiudizio, rivoluzionaria é la ricerca della bellezza, rivoluzionario é spegnere la televisione e dedicarsi ai propri cari, coltivare delle passioni, continuare a giocare, rivoluzionario é il sorriso, la gentilezza, l’umiltá, il saper ridere di noi stessi e delle nostre miserie, rivoluzionaria é la semplicitá, il godere di un buon cibo, di un buon vino, rivoluzionario é divertirsi ballando fino alle quattro del mattino senza additivi chimici, rivoluzionario é guardarsi allo specchio senza vergognarsi di ció che vediamo riflesso, rivoluzionario é non sentirsi al centro dell’universo e guardare altro oltre noi stessi, rivoluzionario é fare bene il proprio lavoro qualsiasi esso sia, rivoluzionaria é l’onestá, rivoluzionario é il coraggio delle proprie idee, rivoluzionario é chiedersi sempre che cosa si nasconda dietro le notizie dell’informazione ufficiale, non smettere mai di cercare, ragionare con la propria testa e porsi sempre delle domande, rivoluzionario é non piegare la testa di fronte ai potenti, chiunque essi siano. Rivoluzionario é schierarsi sempre dalla parte degli ultimi, chiunque essi siano.
Rivoluzionaria é la curiositá, la libertá di pensiero, rivoluzionaria é la coerenza, la gratitudine, la capacitá di chiedere scusa, rivoluzionaria é la dignitá, il perdono, il rispetto, rivoluzionaria é l’indignazione per l’ingiustizia ovunque si verifichi e avere il coraggio di gridarla, rivoluzionario é combattere l’aviditá che é il piú pericoloso dei mali, rivoluzionario é dare un senso alla propria vita ricercando il diritto alla felicitá ma avendo la consapevolezza che questo non passa solo attraverso il denaro. Rivoluzionario é fare ognuno il proprio dovere di cittadino ricercando sempre la veritá, che é la piú grande delle rivoluzioni.



fonte: http://www.ambasciatateatrale.com/

lunedì 31 dicembre 2012

BIO FUELS...


Una delle più grandi truffe ambientali giocate ai danni della Terra e dei poveri della Terra dal capitalismo in questi decenni è quella dei biocombustibili.

Sponsorizzati dallo stesso protocollo di Kyoto per ridurre le emissioni di CO2 nell'atmosfera, ed utilizzati essenzialmente per la sostituzione totale o parziale di benzina e gasolio nei motori delle automobili (specie in Sudamerica e soprattutto in Brasile), in realtà essi producono molto più danni che vantaggi.



Innanzitutto, quello che non si dice è che per produrre biocombustibili, in molte parti del mondo si procede alla deforestazione. Appunto in Brasile, dal 2000 al 2007, più di 154.312 chilometri quadrati di foresta sono andati perduti: un'area pari alla superficie della Grecia. E gran parte di ciò è avvenuto per fare spazio proprio a coltivazioni di biocarburanti.

Dal 1990 l'Indonesia ha distrutto 28 milioni di ettari di foresta pluviale per far posto a piantagioni di palma da olio anche per produrre biodiesel. In Colombia il Ministero dell'Agricoltura viene ormai chiamato ironicamente «ministero della palmicultura» per l'appoggio che fornisce all'espansione delle coltivazioni di palma da olio.

Il risultato è un saldo decisamente negativo per quanto riguarda l'emissione di CO2 a livello terracqueo, oltre che di ovvia e straziante perdita di biodiversità.

A questo dato che possiamo definire "terrificante", si aggiungono altre considerazioni.

I biocombustibili, nella presunta convinzione (non supportata scientificamente) che facciano diminuire le emissioni, godono di forti sovvenzioni, di cui beneficiano ovviamente i produttori. Questo stimolo ha fatto sì che immense estensioni di territorio agricolo che prima erano soggette ad altre colture e ad avvicendamento delle colture, ora siano assoggettate a monocolture, con eliminazione dell'avvicendamento.

Nel 2006 gli Stati Uniti hanno utilizzato ben il 20% del loro raccolto di mais per produrre cinque miliardi di galloni di etanolo (che non sostituisce peraltro la benzina, ma viene aggiunto ad essa), da soli sufficienti a sostituire appena l'1% del consumo di petrolio.

Altri effetti negativi indotti in compenso sono: che i suoli si impoveriscono, destinati come sono solo alla monocoltura e senza rotazioni; che riducendo le coltivazioni per scopi alimentari, i prezzi delle derrate alimentari aumentano; che spesso i contadini (soprattutto in Oriente e Sudamerica) vengono espropriati delle loro terre per fare spazio a queste coltivazioni. E comunque introduciamo qui en passant, anche se fuori moda ormai, il discorso di carattere etico che coltivare per muovere le automobili appare quanto meno immorale.

Ma allora se per quanto riguarda i biocombustibili esistono solo contro e non pro, perché spingerli in tutti i modi? "Non sarà che dietro il discorso ci stanno grosse motivazioni di carattere economico che spingono in tal senso?" domanderete voi. Esatto! Dietro l'immenso affare dei biocombustibili ci stanno le multinazionali dei semi, e del loro commercio, Monsanto, Dupont, Cargill, Sygenta, sopra tutte.

In estrema sintesi, per soddisfare gli appetiti delle multinazionali del cibo (spesso Ogm, tra l'altro), si alimenta l'effetto serra, si impoveriscono i suoli, si abbattono porzioni di foreste equatoriali, si danneggia la biodiversità, aumentano i prezzi delle derrate alimentari di base, si impoveriscono le popolazioni rurali del mondo.

Il paradosso è talmente grave ed evidente che la stessa Onu nel 2007 definì i biocarburanti "un crimine contro l'umanità".

E l'Italia? Non sta certo alla finestra. Corrado Clini, ancora per poco Ministro dell'Ambiente, è "chairman della Global Bioenergy Partnership), un'iniziativa del Gruppo G8 + 5 per la promozione della produzione e degli usi sostenibili delle bioenergie, alla quale partecipano 18 paesi." (una lobby di altissimo livello pro bio-fuel, NDR) Complimenti, signor Ministro!

(Per chi ne ha voglia: guardate il CV di Clini: dove insegna come professore onorario, quali convegni ed eventi da lui organizzati mette in risalto, e con quali organizzazioni. Provate a fare un rapido confronto con i brevi CV degli appartenenti al Club di Roma/Madrid che potete trovare nella seconda parte del nostro dossier sui club mondialisti. Notate qualcosa? NDR)

Per chi volesse approfondire il tema dei biocombustibili, consiglio il libro di Vandana Shiva, "Ritorno alla terra", Fazi Editore.



Articolo di Fabio Balocco

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/16/biocombustibili-menzogne-e-volute-omissioni/447553/

mercoledì 26 dicembre 2012

ECCO COME SI "SUICIDA" UN TENENTE DEI CARABINIERI


Il 28 ottobre del 2010 l’ANSA dirama la notizia del suicidio di un tenente dei carabinieri. Un suicidio strano, uno di quelli che, fin da piccolo, mi facevano montare una rabbia incontenibile, che mi facevano voglia di urlare la stupidità di chi legge i giornali, che mi facevano paura non tanto per l’evento in sé, quanto per l’indifferenza da cui era accolta la notizia anche nell’ambiente in cui la persona uccisa viveva.
Le stranezze di questo omicidio sono infatti molte.
La prima è che Claudia Racciatti, questo il nome della donna tenente “suicidata” in caserma, era un po’ la testimonial dell’Arma dei Carabinieri: era comparsa nel calendario ufficiale stampato dall’Arma e in alcune pubblicità. Non si tratta quindi di una morte qualunque, ma di una morte che dovrebbe destare maggiore interesse, curiosità e sospetto.
La seconda stranezza è che la donna si sarebbe suicidata proprio in caserma. Uno strano posto per suicidarsi; in genere chi si uccide lo fa in luoghi isolati, lontano dalla folla, quando la disperazione giunge al culmine, non quando è in mezzo a colleghi, amici, e conoscenti. Vero è che di suicidi in caserma, tra polizia e carabinieri, ce ne sono una marea; ma è altrettanto vero che, appunto, in genere non si tratta di suicidi.
La terza stranezza è che la donna si sarebbe suicidata con due colleghi nella stanza che erano lì per interrogarla su alcuni ammanchi per i quali era stata a lei la responsabilità. In altre parole la donna avrebbe preso una pistola in presenza di questi due colleghi e si sarebbe sparata, senza che costoro abbiano fatto in tempo a fermarla. La cosa è certamente possibile (se la pistola aveva già il colpo in canna, la donna potrebbe aver approfittato di una momentanea distrazione dei colleghi e aver fatto in tempo a spararsi), ma abbastanza improbabile.
La quarta stranezza è il motivo del suicidio. Pare infatti – questa è la stronzata riferita dai giornali (chiedo scusa per il termine, ma utilizzare termini normali e politicamente corretti a fronte di queste assurdità è ridicolo, non ci sono altri modi per definire come l’informazione ufficiale tratta questi argomenti) – che la donna avesse rubato qualcosa ai colleghi e stesse per essere accusata di furto. La motivazione non sta in piedi per tanti motivi: perché chi è veramente un ladro non si suicida appena la cosa sta per essere resa nota ma casomai tenta di difendersi, di giustificarsi, ma certamente non si toglie la vita. Chiunque sappia poi come vanno davvero le cose all’interno della polizia e dei carabinieri sa che in linea di massima vengono puniti solo quelli che fanno il loro dovere, che per minime manchevolezze vengono trasferiti, cambiati di mansione, subiscono procedimenti o altro; ma chi ruba, chi commette atti gravi, in genere rimane impunito (l’esempio più eclatante in tal senso è quello della banda della Uno bianca, che terrorizzò l’Emilia Romagna per anni; era evidente a chiunque fosse un esperto di armi e strategie militari che si trattava di azioni commesse da personale addestrato militarmente, ma i componenti della banda furono coperti per anni ad alti livelli; il poliziotto che indagò su di loro e incastrò i fratelli Savi invece venne trasferito per punizione. Altro esempio eclatante è il caso del generale dei carabinieri Ganzer, processato per traffico di droga mentre continuava a rimanere al suo posto; o il caso del generale dell’esercito Marchetti, che uccise la figlia Sonia ma nessuno mosse un dito per prendere il benchè minimo provvedimento nonostante le documentate denunce della moglie Milica Cupic; in compenso in questi anni ho conosciuto poliziotti e carabinieri trasferiti o puniti per aver omesso una firma su un verbale o per una banale dimenticanza in un incombenza d’ufficio).
Ad ogni modo è assurdo che quando qualcuno si suicida i giornali tirino spesso fuori questa ridicola teoria del furto; anche nel caso del suicidio di un altro carabiniere (il comandante di stazione Angelo Simone, suicidatosi dopo aver ucciso il commilitone Angelo Nella a giugno di quest'anno) i giornali hanno ipotizzato che l’omicidio-suicidio fosse avvenuto perché il comandante era preoccupato a causa di un accusa di furto di carburante (sic!). Altra tragedia in caserma, altro suicidio. Altro disinteresse. Altro silenzio.




La cosa curiosa è che Claudia Racciatti compariva in una foto del calendario proprio nel mese di ottobre.

Un’altra stranezza sta poi non tanto nel suicidio in sé, quanto nell’atteggiamento dei media. Quotidiani e TG sempre pronti ad interessarsi della nuova camicia indossata da Michele Misseri per dire l’ultima idiozia a cui non crede nessuno, nemmeno lui stesso, e per indagare sul numero di amanti di Salvatore Parolisi, o sul nome dei siti porno che era solito guardare, si disinteressano a questa vicenda come se non interessasse nessuno; nessuna domanda ai due colleghi che erano nella stanza di Claudia Racciatti; nessuna domanda sui motivi reali del suicidio, nessuna notizia, niente di niente. Solo qualche trafiletto delirante sull’Ansa, come quello in cui si dice “il tragico episodio comunque non è avvenuto davanti ad un battaglione” e qualche articolo di giornale.

Mi sono sempre domandato il motivo di questa morte. Perché si può uccidere una persona in una caserma? Quale può essere il motivo?
Che fosse un omicidio rituale lo capivo dalle iniziali del nome, con l’acronimo CR che rappresenta una delle firme dei Rosacroce, dalla data e da altri particolari. Ma la mia domanda era il perché. Un omicidio rituale indica un rito; ma un rito deve finalizzato a qualcosa e allora la domanda è: a cosa serve questo rito? Mi sono portato appresso questa domanda per diversi anni finché in un libro di Dion Fortune ho trovato la risposta. Prima di fornirla ai lettori voglio però spiegare chi sia Dion Fortune per chi non la conosce.

Dion Fortune è una delle esoteriste più famose al mondo. Insieme a Aleister Crowley, Israel Regardie e Arthur Edgar Waite, è l’esoterista che ha maggiormente contribuito alla diffusione dell’esoterismo anche tra coloro che non sono “iniziati” ad una confraternita segreta. Chiunque decidesse di studiare da solo l’esoterismo (come il sottoscritto ad esempio) finisce per perdersi in un caos di volumi incomprensibili e apparentemente senza alcuna logica. Lei invece fornisce in alcuni volumi (in particolare “Magia applicata”, “La dottrina cosmica” e “La battagli magica d’Inghilterra”) le basi dell’esoterismo comprensibili anche a non iniziati. Inoltre, la studiosa ha fatto anche un’altra cosa molto importante: nei suoi romanzi ha inserito molti dei concetti che non si possono trasmettere oralmente o per iscritto. In altre parole, per evitare l’accusa di tradimento, con le conseguenze che essa porta, ha inserito nei suoi romanzi a contenuto esoterico molti segreti altrimenti intrasmissibili, e ha fornito importanti indicazioni sul modus operandi delle società segrete.
Ho potuto così trovare una conferma a molte tesi che finora avevo solo intuito o che mi erano state fornite oralmente (ad esempio quella relativa alla legge del contrappasso, che in un suo romanzo è spiegato in modo chiaro).
In particolare la Fortune fornisce una chiave di lettura per alcuni omicidi inspiegabili, come questo di Claudia Racciatti.
Ora, occorre considerare che la Fortune non era solo un’iniziata e una maga, fondatrice di una sua confraternita tuttora operante, ma era transitata per la Golden Dawn, per l’Ordine della Rosa Rossa, e per diverse altre società segrete. E’ quindi una persona che quel mondo lo conosceva bene.
Secondo l’autrice, per ogni evento importante che accade nella storia, occorre un sacrificio umano, di una o più persone.
Per la costruzione di un tempio, devono essere sacrificate una o più vite umane. Per la costruzione di una città, di un palazzo, per far nascere una nuova associazione, organizzazione, per promuovere un evento, occorre un sacrificio.
La vittima deve avere delle caratteristiche che richiamano – nel nome, nella professione, o nella sua vita personale, o nell’aspetto – le particolarità dell’evento che si vuole propiziare.
Per capire il motivo per cui è stata uccisa la donna tenente, quindi, bisogna vedere cosa succede in quel periodo nell’Arma dei Carabinieri.
Nel 2010 l’Arma dei Carabinieri è in una fase delicata perché è da poco nata Eurogendfor, la nuova super polizia europea, che porterà allo smantellamento dell’Arma, destinata ad essere soppressa per confluire nella nuova struttura.
Il trattato di Velsen, con cui nasce Eurogendfor, è dell’ottobre 2007 e viene ratificato in Italia a maggio del 2010. E’ proprio dal 2010, quindi, che la nascita della nuova superpolizia – la cui base è a Vicenza – viene ufficializzata e diventa sempre più operativa.
L’uccisione del tenente Claudia Racciatti costituisce quindi un sacrificio per propiziare la nascita della nuova struttura e ritualizzare la fine dell’Arma dei Carabinieri.
Nessuno meglio di lei era idonea a rappresentare l'arma dei carabinieri, dato che col suo bel volto aveva fatto da testimonial all'arma.



Siccome spesso i sacrifici richiesti per un’operazione su larga scala non sono unici, ritengo rientrino nello stesso schema altri suicidi strani. Ad esempio il suicidio di un carabiniere di 43 anni che si uccide a Viterbo, il 14 maggio 2010, nel quartiere Santa Barbara. Non solo Santa Barbara è la protettrice dei militari, ma guarda caso il 14 maggio è anche la data in cui viene promulgata la legge che ratifica il trattato di Velsen.
Anche questo quindi deve essere un rito, per accompagnare la legge con cui è promulgata la legge che sancisce in via definitiva la fine dell'arma dei carabinieri.
In fondo, la fine dell'arma dei Carabinieri, e la nascita di un nuova struttura, sono eventi storici, di quelli che lasciano il segno nella storia di una nazione come la nostra, e i sacrifici devono essere tanti. Il sangue versato deve essere molto. Chissà quindi quante sono le morti da collegare alla nascita di Eurogendfor e alla soppressione dei Carabinieri.
E chissà, forse collegata a questa pista è la strage di Porto Viro, in provincia di Rovigo, avvenuta sempre nel mese di ottobre, ma di quest’anno. Ancora una volta una strage, in una caserma dei carabinieri, in cui muoiono tre persone: due carabinieri e la moglie del comandante della stazione. Manco a dirlo, l’assassino dopo la strage si è suicidato: il modo migliore per archiviare tutto e non fare alcuna indagine, per mettere tutto a tacere, e continuare ad occuparsi di Michele Misseri, del falso duello Bersani-Renzi, e per far finta che la realtà sia quella che raccontano i giornali, mentre noi, che vediamo delitti rituali ovunque, siamo un filino paranoici. In fondo, che ci sarà mai di strano in tutti questi carabinieri che si suicidano?
A coloro che, leggendo questo articolo, penseranno che mi sia bevuto il cervello e che l'idea di uccidere una persona a fini sacrificali sia una follia, rispondo che è vero, è una follia. Un delirio. Ma occorre soffermarsi a riflettere che le persone che decidono la morte di un carabiniere a fini sacrificali, sono le stesse che decidono di muovere una guerra all'Iraq e fare un milione e mezzo di morti raccontandoci la favoletta prima della armi chimiche, e poi del petrolio di Saddam, oppure dell'attacco alla Libia per difendere le popolazioni civili dalla cattiveria di Gheddafi, e la maggior parte della gente si beve queste idiozie e si abitua a tutti questi morti; e per questi esseri, la morte di qualche carabiniere, raccontandoci poi la storiella del suicidio avvenuto per il timore di un'azione disciplinare, non conta nulla. Loro sanno perfettamente che chi crede alla storia dei dittatori cattivi Gheddafi e Saddam crederanno pure alla storia del gesto di follia, e non potranno mai credere agli omicidi rituali, nè tantomeno potranno mai capirne la ragione.
La follia di certi esseri determina la morte di milioni di persone in guerra, o di singole persone come i carabinieri che si suicidano senza apparente motivo; la follia e l'idiozia della maggior parte delle persone, che pensano di sapere tutto e aver capito tutto del mondo in cui viviamo, unito all'ignoranza dei magistrati e degli organi di PG deputati alle indagini, assicura che questi fenomeni rimangano impuniti per sempre.

Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.it/

giovedì 20 dicembre 2012

FACCIAMO SCORTE PER IL 21.12.2012


Ma non scorte di cibo, semmai scorte di consapevolezza, che sono forse le uniche richieste per affrontare la fatidica data.

In questa data pare non accada proprio nulla, né di astronomico né di altro… Se non una vaga attinenza con la fine di un periodo del calendario Maya. Periodi che avevano una valenza anche spirituale e alla fine dei quali i sacerdoti maya facevano delle grandi celebrazioni. Ma poi non si sa bene se quel giorno fosse proprio esattamente il 21.12.2012 o dintorni…

Dal punto di vista spirituale i grandi moti congiunti di Sole,Terra, Luna e pianeti, sullo sfondo dello Zodiaco, sono di grande importanza. In quanto sono le interrelazioni sostanziali tra le manifestazioni visibili di grandi esseri spirituali. Ognuno portatore di qualità importanti e diverse. Che operano interagendo con i nostri corpi. Ma anche da questo punto di vista il vero passaggio di epoca, quello dai Pesci all’Acquario, è ancora di là da venire. Anche se gli acquariani festeggiano da tempo, non siamo nell’età dell’Acquario. Ancora per qualche secolo il Sole all’equinozio di Primavera sorgerà in allineamento con la costellazione dei Pesci.



Le stesse date che abbiamo ora non sono incise a lettere di fuoco del cosmo, ma sono il frutto di pure convenzioni. Quindi le date “singolari” che ne escono fuori, 11.11.11, 12.12.12, 21.12.12, ecc. non sono che artifici. Potevano essere benissimo spostate di uno, due o tre giorni, o i mesi essere fatti di periodi diversi, ecc…

Qualcuno dirà che dietro queste date ci sono comunque grandi forze spirituali. Forse sì, ma non propriamente “candide”. Una commissione fatta quasi tutta da gesuiti organizzò il nuovo calendario nella Roma del ‘500, sotto influenza dell’Impero Spagnolo. Ed a promulgare la bolla dalla gesuita villa Mondragone, fu nel 1582 (vedi immagine celebratoria) uno dei papi più privi di scrupoli della controrifoma, Gregorio XIII. Noto per la voglia di ammazzare più protestanti possibile. Fu dietro molti complotti contro Elisabetta I, e fece fare grandissime feste e celebrazioni di gaudio per il Massacro della Notte di San Bartolomeo, quando i cattolici reali francesi fecero assassinare qualche decina di migliaia di ugonotti.


Certo non immaginava che avrebbe promulgato date nella quali “eretici” del duemila avrebbero meditato in massa sostenuti dal senso “numerologico” e “mistico” di quei numeri.

Altro elemento da menzionare è questo: storicamente ogni volta che qualcuno ha detto che in una certa data - degna di nota dal punto di vista numerico - sarebbe successo qualcosa, poi puntualmente non è mai accaduto nulla di così significativo. Come ad esempio la fine dell’anno mille, o i vari passaggi di secolo – sempre attesi con timore, fino alla fine del 2000. Del quale tutti ricordiamo le attese drammatiche ed il puntuale “non succedere nulla”.

Ora siamo per fortuna quasi alla fine di una sequenza di date: l’11.11.11 non è successo nulla, il 12.12.12 alle 12 e 12 nemmeno. Indoviniamo cosa non accadrà il 21.12.12… Certo, a meno che qualche matto o qualche potere manipolatorio non voglia utilizzare la data per combinarne una delle sue…

Una cosa un po’ strana è che dietro queste chiamate alle meditazioni planetarie su numeri francamente un po’ a casaccio, si intravede qualche “manina”. Alcune organizzazioni sono dietro queste chiamate a raccolta planetarie, dietro a questi messaggi che parlano per queste date di passaggi dimensionali, di sbarchi di salvatori, di messia in arrivo, ecc.

Parlano di attese “messianiche” per qualcosa che dal di fuori deve venire a salvarci. Perché noi da soli proprio non siamo capaci.

Ecco, forse nella nostra epoca di sviluppo della coscienza, non c’è nulla di più antispirituale di questa attesa di qualcosa che “ci salvi” dal di fuori. Perché nella nostra epoca quello che sta già sorgendo in grandi numeri, è un impulso di amore e consapevolezza dal didentro. Impulsi d’amore, di solidarietà , di attenzione agli altri ed alla Terra con le sue creature, che stanno maturando dentro. Con forze che noi ora abbiamo in noi. E che si mettono in moto a contatto con il non casualmente difficile flusso degli eventi della nostra vita. Individuale e collettiva. Proprio da questo incontro tra una nuova maturità interiore in crescita e le difficoltà della vita da risolvere nel quotidiano, sta finalmente cominciando a sorgere una umanità nuova e dotata di una coscienza più forte.

Indicare date di cambi che vengono da fuori, e attese di salvatori vari, distrae da questo compito spirituale quotidiano, che dovrebbe ogni giorno scoprire ed usare intorno a sé i terreni, le sfide di crescita della propria coscienza. Mettendo amore e consapevolezza in famiglia, nel posto di lavoro, nella società… che sono lì proprio per stimolare la nostra crescita.

E allora viene spontanea una serie di domande:

La diffusione di queste attese salvifiche, che distraggono dal compito di crescita quotidiano, non ne sminuiscono l’importanza? Non sottintendono che la nostra interiorità a contatto della vita non è in grado di produrre nulla di importante e positivo? Non implicano che noi continuiamo ad essere troppo deboli, e servirà sempre qualcuno “da fuori” per salvarci? Non vengono forse stimolate da forze anti-coscienza?

Che l’attesa sia di esseri, energie, influssi o dimensioni nuove non cambia… Sempre qualcosa di esterno a noi. Proprio ora che invece il grande movimento del risveglio in piena crescita mostra che l’umanità ha in sé le forze per crescere spiritualmente. Mostra che in grandi numeri – anche se non ancora maggioritari – il cuore, la voglia di cambiare in meglio le cose disinteressatamente, si sta facendo spazio, e comincia a guidare tante persone verso una coscienza elevata.

Ecco, il 21.12.2012, invece di estraniarci dal mondo, forse dovremmo concentrarci su come mettere una goccia d’amore e di consapevolezza in più in quello che facciamo nella nostra vita quotidiana. E magari farlo anche il giorno prima, il giorno dopo e tutti gli altri giorni.

Così si cresce spiritualmente: non aspettando il Bene che viene da fuori, ma pensando, sentendo e soprattutto facendo cose buone, oggi.

Non si cresce aspettando……… la Befana.

Fonte: http://www.coscienzeinrete.net/spiritualita/item/990-21-12-2012-avete-fatto-scorte

lunedì 17 dicembre 2012

STATI UNITI E STRAGE DI BAMBINI... PERCHE'?


Difficile dare una risposta. Ma ci domandiamo cosa si agita, cosa si muove nell’aura, nell’atmosfera psichica degli USA.

Una forza di distruzione di vite giovanissime. Come se qualcosa volesse impedire loro di utilizzare la vita per crescere come coscienze. Come a voler impedire che facessero crescere, mettendole alla prova, le proprie forze d’amore e di consapevolezza.

Ed è poi come se questo qualcosa approfittasse di grandi vuoti, di grandi deserti psichici, per prendere possesso delle anime, delle menti e delle azioni di povere personalità indebolite che si fanno strumento di morte.



Perché proprio negli Stati Uniti una tale concentrazione di episodi del genere? Perché proprio in quel Paese così frequenti questi neri riti di sangue, di sacrificio delle forze vitali d’amore, per nutrire ed esaltare brutali fantasmi anti-coscienza?

Forse perché quel tipo di cultura è sempre più concentrata sui beni materiali, sempre più imbottita di farmaci e di alimenti devitalizzanti, fin dalla più tenera età. Sempre più avvolta da ideali patriottici finti, dall’uso di “armi” per ottenere finte vittorie. Da guerre vere, videogames e forme pensiero prive di amore, e basate sull’affermazione con la violenza, psichica o fisica. Dalla diffusione massiccia di strumenti di morte, ovunque. Forse proprio perché nella psiche di tante persone l’acqua viva dell’amore scarseggia, ed impedisce la crescita di pensieri, sentimenti ed azioni amorose. Determinando quei deserti di sentimenti e di ideali che diventano il regno degli spettri anticoscienza.

Ma gli Stati Uniti non sono tutti così. Il potere finanziario, politico, militare, scientifico, favorisce i deserti interiori, perché dipende dagli stessi spettri di distruzione che li dominano. Ma ci sono anche forti impulsi d’amore, di autentica spiritualità, di consapevolezza che stanno maturando, anche proprio per reazione alla devastazione psichica.

Che il futuro degli USA sia nelle loro forze d’amore!

Fonte: http://www.coscienzeinrete.net/spiritualita/item/984-perche-cosi-spesso-stragi-di-bambini-negli-stai-uniti

giovedì 13 dicembre 2012

TECNICHE DI GUERRA PSICOLOGICA


Ciao a tutti!
Stavo rileggendo un artcolo di Paolo Franceschetti del 2010...
e mi son venuti i brividi...
ho fatto copia e incolla di un estratto per riproporlo e per far pensare...
Trovo che ci siano troppe delle condizioni qui sotto esposte che si stanno verificando nel nostro Paese e non solo...

La Guerra psicologica consiste nell'uso pianificato di operazioni psicologiche allo scopo principale di influenzare opinioni, emozioni, atteggiamenti e comportamento delle masse.

Condizione necessaria perché le operazioni di guerra psicologica possano aver successo è quella di creare nella “popolazione obiettivo” frustrazione insicurezza e paura. Queste condizioni, infatti, riducono l'uomo ad uno stato di sottomissione in cui le sue capacità di ragionamento sono annebbiate e in cui il suo responso emotivo a vari stimoli e situazioni diventa non solo prevedibile ma “sagomabile”.

Per creare frustrazione, insicurezza e paura si devono creare all’interno del paese le seguenti condizioni:

Inflazione

tassazione non equa

concussione e corruzione

scarsezza di uomini nelle forze dell’ordine

appoggiare forme di sanzione o altro

scarsezza di necessità primarie come di abitazioni e altro

fomentare l'intolleranza razziale e religiosa

disunità politica e mancanza di fiducia nei capi

mancanza di risorse che possono sostenere l'economia

azioni di terrorismo e di violazione dei diritti umani

Create queste condizioni l’operatore di guerra psicologica può iniziare il suo lavoro.

I mezzi primari di manipolazione mentale sono la scuola, televisione e l’industria dell’intrattenimento (altri sono la droga, l’alcool, gli psicofarmaci e l’alimentazione).

Della scuola abbiamo già parlato in un precedente articolo sottolineando come questa operi per:

 Insegnare lo stretto necessario perché la popolazione possa essere produttiva nei termini e nei modi voluti dal potere;

 imporre sistemi d’istruzione che sono volti a uniformare e conformare la popolazione evitando accuratamente di insegnare le materie che sviluppino la capacità di ragionamento (dialettica, retorica, logica, ecc.), ovvero quelle materie che sviluppano il pensiero critico, autonomo;

 instillare nei giovani quei preconcetti, pregiudizi e stereotipi su cui poi conformeranno tutte le loro esperienze.

La funzione esercitata dalla scuola, che ha il vantaggio di poter agire sui bambini e giovani, maggiormente ricettivi all’instillazione di pregiudizi e stereotipi, è importantissima dal momento che l’operatore di guerra psicologica, per poter operare con successo, deve poter contare su una popolazione che risponde a determinate sollecitazioni, ovvero per poter manipolare deve conoscere il modello di comportamento della popolazione, i modi di comunicazione, le motivazioni poste alla base del loro agire.

Preparato il terreno dalla scuola, arriva la manipolazione attraverso i media. Strumento fondamentale di guerra psicologica dal momento che la nostra mente, tendenzialmente pigra, è attratta da tutto ciò che non richiede lo sforzo di pensare. Oltre a ciò è mediamente consapevole di di 200 bits di informazioni su 400 miliardi che il cervello elabora in un secondo. Ovvero siamo consapevoli di mezzo miliardesimo di ciò che avviene nel nostro cervello. Tutto il resto ci condiziona senza che ce ne accorgiamo.

Le principali tecniche di manipolazione attraverso i media sono:

 creare un messaggio credibile

 usare il linguaggio giusto

 creare un ampio numero di fonti di informazione

 creare “opinion leader”

 attivare il meccanismo della ripetizione

 operare debunking.

Vediamole nel dettaglio

CREARE UN MESSAGGIO CREDIBILE.

L’operatore di guerra psicologica che, come abbiamo detto, conosce gli schemi su cui si muove la popolazione, deve creare messaggi credibili. Attenzione il messaggio deve essere credibile, non vero. Anzi, spesso, la verità toglie credibilità al messaggio. Le menzogne sono più attraenti della verità perché fanno leva sulle nostre speranze, sui nostri pregiudizi, ecc... La verità, invece, ha la sconcertante abitudine di metterci davanti all’imprevisto, a ciò a cui non eravamo preparati e che, tendenzialmente quindi, rifiutiamo. L’operatore di guerra psicologica, che sa perfettamente che la maggior parte del pubblico non è alla ricerca della verità, ma di ciò che le permette di non uscire dagli schemi psichici indotti, su queste basi manipola la realtà. Facciamo un esempio.

La sera del 10 aprile 1991 140 persone morirono bruciate sul Moby Prince davanti al porto di Livorno. Se domandi a qualcuno cosa causò la tragedia ancora oggi ti senti rispondere: c’era una fitta nebbia, l’equipaggio, davanti alla televisione a vedere la semifinale di Coppa delle coppe juventus Barcellona, e non si è accorto della petroliera Agip Abruzzi entrando con questa in collisione. Tutto ciò è falso. Dagli atti e documenti processuali è emerso che:

- quella sera la visibilità era perfetta, nessuna nebbia né prima, né durante né subito dopo la collisione (come dimostrano foto, e video amatoriali, uno dei quali trasmesso anche dal TG1);

- nessuno dell’equipaggio stava guardando la partita (nella cabina di comando non vi erano televisori);

- l’impatto non è stato improvviso. Tutti i passeggeri erano nel salone De Lux (stanza provvista di porte tagliafuoco) con bagagli e giubbotti di salvataggio. Questo significa che erano stati richiamati dalle cabine presso cui si trovavano, alcuni stavano mettendo a letto i bambini visto che tutto è successo dopo le dieci di sera, invitati a rifare i bagagli, indossare i giubbotti e radunarsi nel salone, là dove sono stati trovati. Nessuno dei corpi presentava traumi.

Difficile conciliare tutto ciò con un impatto improvviso causato dalla negligenza dal personale che guardava la partita, ma nella memoria collettiva è rimasto quella notizia: la tragedia è avvenuta perché l’equipaggio guardava la partita di calcio. Perché? Perché il messaggio selezionato dall’operatore era assolutamente credibile, mezza Italia si ferma davanti ad una semifinale di Coppa delle Coppe.

USARE IL LINGUAGGIO GIUSTO.

Come abbiamo accennato l'uomo vede il mondo in termini di precedenti esperienze, pregiudizi e stereotipi. Oltre a ciò, avendo una mente tendenzialmente pigra è attratto da tutto ciò che gli permette di ridurre problemi complessi in formule semplicistiche (tecnica che serve anche a costruire ed alimentare a dismisura il nostro ego facendoci credere di essere intelligentissimi e di aver capito tutto). L'operatore di guerra psicologica risponde a questa esigenza usando le parole.

Gli stereotipi sono parole o frasi così intimamente associate ad idee o credenze comunemente accettate da essere di per se stesse convincenti senza bisogno della ragione o dell’apporto dell’informazione. Esse fanno appello a quelle emozioni quali l’amore per la patria, il desiderio di libertà, ecc.. Ovvero si accettano senza sottoporle ad un ragionamento operando su di esse un transfert. Proprio per questo gli stereotipi sono lasciati volutamente vaghi, affinché l’uditore possa interpretarli in maniera personale.

Anche in questo caso facciamo un esempio. I nostri telegiornali, parlandoci del conflitto in Iraq usano il termine "guerra di liberazione", in realtà si tratta di una guerra di aggressione preventiva, illegale e criminale secondo il diritto internazionale. Le truppe dei paesi invasori al telegiornale diventano “truppe alleate”, mentre i combattenti iracheni vengono definiti "fedelissimi di Saddam", per condizionare i telespettatori e far pensare che siano uomini che combattono per difendere un criminale, non il loro paese.

CREARE AMPIO NUMERO DI FONTI DI INFORMAZIONE

L'uditorio non deve avere la sensazione di essere controllato. L’operatore di guerra psicologica crea, quindi, un ampio numero di fonti d’informazione, i cui messaggi devono essere leggermente diversi, ma condizionare tutti allo stesso modo, così da dare la sensazione all’obiettivo di stare scegliendo di propria volontà tra diverse opzioni e programmi (basti pensare ai telegiornali, non solo danno le stesse notizie, ma, spesso, hanno anche la stessa scaletta).

CREARE "OPINION LEADERS"

L’operatore di guerra psicologica sa perfettamente che gli “opinion leaders”, hanno il potere di influire sull’opinione pubblica quanto le personalità politiche ed allora li crea. Sono quelle persone che compaiono in tutte le trasmissioni televisive e la cui fama viene costruita dai media. Vengono presentati come esperti del settore, opinionisti, ma difficile per il telespettatore dire se l’opinionista sia diventato esperto del settore perché è comparso in televisione o sia comparso in televisione perché realmente era un esperto del settore.

ATTIVARE IL MECCANISMO DELLA RIPETIZIONE.

Creata la realtà voluta l’operatore di guerra psicologica deve attivare il meccanismo della ripetizione, ovvero deve ripetere un fatto non vero così spesso da farlo diventare reale, come nel succitato caso di Al Quaeda.

OPERARE DUBUNKING.

Il debunking è una forma di manipolazione che consiste nello smontare e confutare teorie ed informazioni che vanno contro l’informazione (leggi manipolazione) ufficiale, ovvero la c.d. controinformazione.

L’opera del debunker è di fondamentale importanza per la guerra psicologica, egli opera con messaggi semplici, prevalentemente diretti a livello emotivo con ganci diretti all’inconscio, ovvero a quei pregiudizi e stereotipi inculcati sin dai tempi della scuola e rinforzati quotidianamente dai media.

Normalmente il messaggio teso a screditare la fonte di controinformazione del debunking si apre con un attacco sul piano personale, ovvero etichettando la persona con insinuazioni varie. Le principali etichette sono: bugiardo, paranoico, complottista, affetto da delirio di persecuzione, mitomane in cerca di pubblicità, Euroscettico, conservatore, nazionalista, xenofobo, razzista, fascista, sionista, antisemita, fondamentalista, comunista, ecc..

Tali parole (etichette) hanno la capacità, inserendosi in automatismi creati sin dalla scuola, di “impermeabilizzare” la nostra mente , ovvero neutralizzare a priori ogni possibile apporto ad un pensiero diverso.

Queste sono le principali tecniche di manipolazione mentale.

Ora che si conoscono le tecniche ci si può difendere. Come? Ad esempio:

- quando i media trasmettono notizie come quelle su Al-Quaeda ci si deve domandare cosa vogliono ottenere terrorizzando la popolazione. Vogliono far passare leggi che elidano ancora di più i diritti fondamentali dei cittadini? Si tratta di un “falso bersaglio”, ovvero desiderano attirare l’attenzione della massa su un fronte per operare indisturbati su un altro?

- Quando una persona in un dibattito non confuta i fatti ma si affida a frasi generiche e banali con ganci chiaramente emotivi si deve cambiare canale ed approfondire personalmente la questione. Stessa cosa si deve fare tutte le volte che qualcuno, invece di contestare nel merito un’affermazione, attacca sul piano personale etichettando l’interlocutore allo scopo di delegittimarlo;

- si deve analizzare sempre il contenuto di ciò che viene detto, ovvero verificare se si tratta solo di forma (parole inutili e stereotipi) o vi è anche sostanza, ecc…

Gli esempi potrebbero essere infiniti ma tutto si riduce, in fondo, ad una sola cosa: ci dobbiamo riappropriare della capacità di pensare.

Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.it/2010/09/la-funzione-della-televisione.html

martedì 27 novembre 2012

VOGLIONO CHIUDERE IL VALDESE? METTIAMOCI LE TETTE!!


Oltre trecento donne di ogni età, alcune con i segni evidenti di un'operazione di tumore al seno, si sono fatte fotografare a seno nudo per protestare contro il rischio di chiusura dell'ospedale Valdese di Torino. Si sono date appuntamento nei giorni scorsi, rispondendo all'appello lanciato dall'iniziativa ''Mettiamoci le tette''. Le foto, scattate tutelando la privacy delle donne, saranno proiettate durante la manifestazione prevista il primo dicembre prossimo davanti all'ospedale dove ogni anno, ricordano gli organizzatori, vengono eseguiti 600 interventi per il tumore alla mammella.



Contro la chiusura della struttura sono state raccolte finora 7600 firme per una petizione da consegnare all'assessore regionale alla Sanità Paolo Monferino. “Alle donne lì seguite, che avevano costruito con i sanitari che le hanno in cura un rapporto basato sulla umanità e la fiducia reciproca oltre che sulla competenza, è stato detto che non potevano più essere prenotate e niente altro” scrive Nino Boeti, consigliere regionale e responsabile regionale sanità del Pd, sul suo profilo Facebook.

“Nessuna indicazione su un futuro trasferimento del reparto, né se poter ritrovare in qualche altra struttura pubblica il medico che le ha in cura. La sanità, anche in un momento di difficoltà finanziaria, non può essere gestita all’insegna dell’arrangiatevi. Occorre mantenere una umanità necessaria per ogni cura, ancora di più per quelle che investono malattie gravi e invasive, e proteggere e aiutare un rapporto importante per la guarigione come quello tra medico e paziente”. Lo stesso Boeti ha annunciato che presenterà nei prossimi giorni un esposto alla Procura della Repubblica per interruzione di pubblico servizio.

Fonte: http://affaritaliani.libero.it/piemonte/donne-a-seno-nudo-e-duro-contro-la-chiusura-del-valdese-a-torino261112.html

martedì 6 novembre 2012

ANGELA CELENTANO: LA MAMMA NON SI ARRENDE


NAPOLI - «Angela è viva». Parla piano ma in maniera convinta, Maria Celentano, la mamma della piccola scomparsa 16 anni fa sul monte Faito. Al termine di un vertice in procura, Maria ribadisce quello che «il cuore di una mamma ha sempre detto in tutti questi anni, e cioè che Angela è viva».

Le sue speranze si sono riaccese dopo che, dal Messico, è arrivata la mail di una ragazza che dice di essere Angela. Ed è proprio a sua figlia che Maria si rivolge dicendole: «Non avere paura».



«Angela è sempre stata nel mio cuore», ha ripetuto mamma Maria. Guardando la foto, aggiunge: «Il fatto che ci sia qualche elemento di compatibilità per noi è importantissimo - ha spiegato - c'è una somiglianza incredibile con Angela e con i tratti somatici della nostra famiglia, per noi è importante e per gli investigatori ancora di più».

I Celentano hanno poi ribadito che non vogliono incontrare i Ruiz, la famiglia messicana dalla cui abitazione è partita la mail: «Noi cerchiamo Angela, non cerchiamo nessuna famiglia». Dicono che non ci sono stati altri contatti con la sedicente Angela. Di sicuro, mamma Maria ribadisce che questa volta la svolta potrebbe esserci davvero. Qualcuno le chiede come fa essere così convinta che possa essere Angela: «È una mia convinzione, spero di non sbagliare».

Fonte: http://www.ilmattino.it/napoli/citta/angela_celentano_vertice_in_procura_la_mamma_la_mia_bimba_viva/notizie/229936.shtml#

lunedì 5 novembre 2012

HACKER ANONIMOUS MINACCIANO FACEBOOK


Attacco hacker a Facebook nelle prossime ore
La notizia sta facendo il giro della rete da alcuni giorni oramai: il noto gruppo di hacker Anonymous vorrebbe attaccare il gigante dei social network Facebook e rendere il sito irraggiungibile proprio oggi, lunedì 5 novembre 2012.


Meglio che terminiate tutte le vostre attività sul social network Facebook entro poche ore! Il noto gruppo di hacktivisti (NDR: persone che ottengono accesso a file celati su computer o a reti si computer al fine di scopi politici o sociali) Anonymous ha minacciato di mandare offline Facebook entro la fine di questa giornata…salvo che l’azienda affiliata Zynga (ve li ricordate? sono quelli di FarmVille!) faccia marcia indietro sulla recente decisione di licenziare ben mille dipendenti.

Secondo Wired i creatori della fattoria virtuale più famosa del web hanno annunciato un taglio del 5% sui dipendenti e la chiusura dell’ufficio di Boston lasciando ai rispettivi dipendenti solo due ore per sgomberare le scrivanie e andarsene…mentre l’attenzione mediatica era totalmente rivolta alla presentazione dell’iPad mini di Apple.

Questo atteggiamento nei confronti dei dipendenti e le dubbie scelte economiche operate dall’azienda Zynga (che avrebbe un milione di dollari in azioni fermo in banca) hanno scatenato le ire tra le schiere degli hacker di Anonymous che, tramite un video youtube prontamente rimosso, ha manifestato chiaramente l’intenzione di hackerare il social network di Mark Zuckerberg e rendere gratuiti tutti i giochi di Zynga a meno che l’azienda torni sui suoi passi.



Questa giornata è molto popolare in Inghilterra, e viene ricordata come “la congiura delle Polveri”. Il 5 novembre del 1605 Guy Fawkes, rappresentante della nobiltà inglese cattolica, cercò di far saltare il parlamento (la House of Commons) con lo scopo di assassinare il re Giacomo I e altri nobili protestanti. Ancora oggi, a Londra questa data viene festeggiata con fuochi artificiali, anche se ha perduto ogni connotato politico, si tratta di un’occasione per fare festa.

E così come la festa è popolare per gli inglesi lo è anche per gli hacker di Anonymous: avevano già minacciato il social network nel 2011 in questa esatta giornata ma avevano fallito il tentativo di attacco. Andrà diversamente quest’anno? Riusciranno nell’intento?

Fonte: http://www.robadadonne.it/7279/attacco-hacker-a-facebook-nelle-prossime-ore/

giovedì 1 novembre 2012

TOPOLINO COMPIE 80 ANNI!!


Con le sue immancabili scarpe gialle, i guanti bianchi a quattro dita e le caratteristiche grandi orecchie a sventola, Topolino si appresta a festeggiare gli 80 anni. Una straordinaria storia editoriale iniziata nel dicembre del 1932 - appena quattro anni dopo la nascita di Mickey Mouse dalla pennadi Walt Disney - quando l'editore fiorentino Giuseppe Nerbini dà alle stampe il primo numero del giornale (appena 8 pagine) e l'italianizzato "Topo Lino" arriva nelle edicole italiane. Un successo che continua ancora oggi, 80 anni e 2.973 copertine dopo.

Otto decenni di fumetti, in cui il topo più amato delle strisce ha saputo raccontato storie sempre nuove, impersonando anche personaggi storici o divi del cinema. «Il segreto del successo di Topolino, che si rivolge ormai a tre generazioni, nonni, genitori, figli, è essere in grado di riuscire a interessare tutti con un linguaggio universale - spiega Valentina De Poli, direttrice del settimanale ora pubblicato da Walt Disney Company Italia (e prima da Mondadori) (RPT ora pubblicato da Walt Disney Company Italia e prima da Mondadori). I fumetti raccontano storie vere e in questo modo parlano di noi. Attraverso i personaggi, riusciamo a raccontare quello che succede nella società. In Paperon dè Paperoni che vessa Paperino, tutti possiamo riconoscere un professore o un superiore. Siamo tutti un pò Paperino».



Il via ai festeggiamenti per la ricorrenza sarà dato dalla Walt Disney Company Italia a Lucca Comics and Games, in programma dal 1 al 4 novembre. Uno speciale compleanno festeggiato con tante sorprese, prima fra tutte il libro "80 anni insieme": un volume celebrativo che, di decennio in decennio, ripercorre avvenimenti, episodi e curiosità che hanno fatto la storia di Topolino e lo hanno reso un mito senza tempo.

Per ogni decennio, poi, è stata selezionata la storia a fumetti più rappresentativa: si parte da Topolino giornalista, del 1935, fino a Paperino e il risveglio del silente, del 2000. Le dodici copertine più significative, quelle che hanno segnato i cambiamenti e l'evoluzione del giornale, saranno invece raccolte nel calendario Disney 2013 "Topolino anniversary".

Il 26 dicembre, con il numero 2.979, uscirà in edicola il numero celebrativo, con Mickey Mouse protagonista di una storia dedicata alle storie dei fumetti. Dopo la tappa a Lucca Comics and Games, i festeggiamenti per gli 80 anni di Topolino proseguiranno con la mostra "Storie di una storia", in programma dal 15 novembre al 20 gennaio 2013 a WOW Spazio Fumetto - Museo del Fumetto, dell'Illustrazione e dell'Immagine animata di Milano. L'esposizione si propone di illustrare come la creazione del genio di Walt Disney si sia evoluta insieme ai suoi lettori.

«È incredibile passare di stanza in stanza e vedere cosa è cambiato in questi anni: tecnica, storie, tecnologia. L'ultima sala è riservata al passaggio di Topolino sull'iPad. Conoscere il passato è importante, ma dobbiamo avere anche un occhio al domani. E in questo modo potremmo festeggiare altri 80 anni. Di storie da raccontare ce ne sono sempre», auspica Valentina De Poli.

Fonte: http://www.ilmessaggero.it/cultura/libri/topolino_compleanno_disney/notizie/228805.shtml